Luma Luma - Associazione Culturale Aborigena Australiana
  Segni e disegni
 
 
 





Le loro radici culturali,
 basate su leggende dal romantico sapore hanno 50 mila anni; queste popolazioni, che non conoscono la scrittura, sono riuscite a tramandare tutto il bagaglio delle loro esperienze tramite le arti figurative.Ogni manufatto cela un significato esplicitato per simboli, spesso con un esteso significato esoterico, che ne impedisce, ai non iniziati, anche la più semplice lettura. Questa è un' arte prodotta usando strumenti rudimentali come dei semplici basoncini di legno masticato od i capelli , usati per dipingere o per tirare dritte le righe; la gamma cromatica, pur vastissima, è ottenuta da pigmenti naturali, come le ocre e le argille di diversi colori, il carbone fossile per i neri, il gesso per il bianco.
Le rappresentazioni hanno come supporto la corteccia di eucalipto o la tela grezza, oltre a tutto ciò che si possa dipingere tra le cose che offre il deserto, come le pietre, le grandi uova di emu, i rami secchi di eucalipto che il vento ed il sole modellano in forme che ricordano gli animali come il serpente, l'iguana e la tartaruga.



 
 
 
 
A prima vista questi straordinari dipinti aborigeni australiani potrebbero essere scambiati per campioni della consueta produzione astratta, ormai inflazionata in Occidente. La raffinatezza degli accordi cromatici, il sottile equilibrio tra le forme geometriche e le deformazioni ad esse apportate da un segno sapiemtemente modulato, potrebbero far pensare ad un’intelligenza artistica rotta a tutti gli accorgimenti del mestiere ed intenzionata a produrre effetti piacevolmente stimolanti.
 
 
 
Ad un esame più approfondito, non è difficile intuire l’abissale differenza. C’è infatti una partecipazione agli andamenti del segno, ai molecolari movimenti dei puntini colorati, al ritmo compositivo e alle sue gradazioni luminose e cromatiche, che rivela un ben diverso retroterra culturale, una ben diversa genuinità di ispirazione. In altre parole, potremmo dire che c’è una sincerità, ormai del tutto irreperibile nelle esercitazioni dell’astrattismo contemporaneo, una sincerità del messaggio che è resa possibile dalla consistenza e dall’urgenza espressiva o meglio contemplativa del messaggio stesso.
 
 
 
Questi dipinti sono infatti momenti di contemplazione, guidati da un esercizio che non è formale ma spirituale, un esercizio di iniziazione che si perpetua attraverso la ritualità. Si perpetua, ma ogni volta si rinnova. Non sarebbe facile dire se l’oggetto della contemplazione sia un cielo stellato, o un paesaggio o lo scorrere di un fiume o il profilarsi di un sentiero o lo scendere della pioggia. Ma forse è il riflettersi del macrocosmo nel microcosmo. Ma credo che per percepirne l’incanto, dobbiamo fissare a lungo ciascuno di questi dipinti, lasciarci prendere dal senso di infinito che sottilmente depositano, nel loro incessante ruotare, questi circoli concentrici, queste catene di astri o di embrioni; fissandoli a lungo, riconosceremo in questi dipinti il cosmo di cui riproducono l’ordine e le variazioni, l’invisibile dinamismo, il pulsare e il fluire.
 
 
 
Nessun dipinto attuale occidentale sarebbe in grado di comunicarci in modo così semplice un messaggio così universalmente dilatato, una poetica così densa e risolta in spiritualità.
 
 
Professore Maurizio Calvesi
 
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